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Racconto n° 5141
Autore: Serendipities Altri racconti di Serendipities
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Timeline, i viaggiatori del tempo Tentazione, un peccato senza tempo. Inquisitio, quando il dolore si fa piacere. Tribe, tre enigmi per un solo mistero. Revenge, una vendetta da servire calda Perfidia, il desiderio oltre la ragione The Best, il gioco delle parti RossoScarlatto, come il sangue del Demone. Stranger, uno scandalo politico francese Il Sabba, notte di fuochi sul lago delle streghe.
 
 
Gioca con me
Un appuntamento al buio, in un bel caffè, con i tavolini in una piccola corte interna. Il cameriere lo attraversa e mi accompagna in una saletta defilata ed accogliente, dopodiché si congeda. Do uno sguardo veloce ai presenti per scorgerti, ma li escludo tutti... Tutti tranne uno, intento a leggere il giornale. Non lo vedo in viso ma mi accomodo nel tavolino di fronte. Sono certa che dietro quel giornale ci sia tu. Siamo seduti uno davanti all'altra, accavallo le gambe e ordino un aperitivo. Abbassi il giornale un istante mentre mi portano da bere e subito dopo tu ordini la stessa cosa. Io sorseggio il drink e nei pochi sguardi fugaci che ci scambiamo cerco sempre di attirare la tua attenzione, ma tu riapri il giornale e torni a leggere. Sembra quasi che neppure mi veda e la cosa mi infastidisce. Tamburello con le dita sul tavolo con finta nonchalance e con l'altra mano faccio svolazzare il vestito davanti a te; ma nulla, neppure un cenno... Allora chiamo il cameriere e mi faccio portare carta e penna, scrivo un biglietto e con un gesto discreto chiedo di fartelo avere. Il cameriere te lo porta assieme al drink, lo leggi, facendo un sorriso ed un cenno con la testa. Dopo il breve cenno sparisci nuovamente dietro al giornale. La prima volta che abbassi di nuovo il giornale, con una mossa vistosa mi alzo e chiedo dove sia il bagno, lo raggiungo e davanti allo specchio mi sistemo aspettando una tua mossa. Rimango lì per dieci minuti, ma niente... Evidentemente il gioco non era questo. Tuttavia, già che sono qui, mi sfilo gli slip già umidi e, passandoti accanto, li faccio scivolare dall'alto dentro al giornale. Torno al mio posto e per sedermi sollevo un po' il vestito... Mi vedi con la coda dell'occhio e decidi di piegare il giornale e appoggiarlo sul tavolo. Nella speranza di avere più attenzioni ti provoco accavallando spesso le gambe, maliziosamente ti lascio intravvedere la pelle nuda. Con un movimento lento le divarico leggermente, mostrandoti fin fra le cosce. Senza gli slip intravvedi ciò che volevo. Hai voglia quanto me, lo sento, ma il gioco non è nemmeno questo. Lo capisco, così termino il mio drink ed esco in strada. Tu mi segui, vetrina dopo vetrina sei sempre ad un passo da me, e a ogni vetrina recitiamo la stessa scena: fingiamo che ci interessi qualcosa di quello che vediamo dentro. Ognuno per conto suo, senza neppure una parola. Poi una vetrina con qualcosa di diverso, almeno per te. Fianco a fianco, guardando quel che c'è esposto, ti rivolgi verso di me con lo sguardo, occhi negli occhi, un cenno gentile con la mano come ad indicarmi la strada.
Quello che aspettavo, un segnale che mi dicesse che il gioco ha inizio.
Entro e una commessa mi chiede se possa aiutarmi. Le rispondo che do solo un'occhiata e la ringrazio. Il negozio è piuttosto grande, cinque sono le commesse ed una dozzina i clienti. Vedo entrare anche te, che liquidi gentilmente la commessa. Siamo nel reparto donna, non distanti, ma ognuno per conto suo. Ti osservo di sottecchi mentre guardi un vestito, cerchi la taglia, lo prendi e me lo porti: É un abito da cocktail, nero, raffinato nella sua estrema semplicità, bello. Mi dici di provarlo mentre ci scambiamo un sorriso complice. Vado verso i camerini, che sono disposti in due file da tre con un corridoio centrale. Entro nell'ultimo a destra e tiro la tenda. Tu mi raggiungi con una camicia, apri la tenda mentre sono chinata in avanti a sfilarmi il mio vestito. Entri e chiudi la tenda proprio intanto che mi sfilo il reggiseno, guardandoti negli occhi. Nuda, con i capezzoli turgidi puntati contro di te. Sei eccitato, anche per le provocazioni che hai finto di non vedere prima. Lentamente metto il vestito e mi giro verso di te.
- Stai bene, quasi come nuda - mi sussurri. Io fingo di non sentire, una meritata vendetta per non avermi considerata per un'ora. Fai un passo verso di me, poi un secondo; il tuo petto preme sul mio seno. Mi costringi ad indietreggiare. Ti avvicini spingendomi verso la parete del camerino. Sento il tuo sesso premermi addosso e il respiro si fa più affannoso. Con la mano ti cerco, ti massaggio la patta, si intravvede la forma del cazzo in erezione sotto ai pantaloni. Ti scosto in avanti, poi mi inginocchio e lo tiro fuori... Solo un attimo e sparisce nella mia bocca. La mia lingua lo pennella per tutta la sua lunghezza, devi trattenere i sospiri, ma non è facile sotto i colpi della mia lingua. Mi blocchi per non fare rumore, mi alzi e mi spingi verso l'angolo dove c'è uno sgabello alto, tipo quelli da bar, mi ci metti seduta sopra, poi ti sbottoni la camicia e io inizio a baciarti il petto. La mia lingua ora è sui tuoi capezzoli, sei in piedi di fronte a me, che sono seduta sul bordo dello gabello con le gambe avvinghiate attorno ai tuoi fianchi. Mi sollevi il vestito ancora un po' e cominci a strisciarmi il cazzo fra le cosce. Ora sono io a dovermi trattenere. Solo che a me importano decisamente meno le apparenze... Sono sempre molto discreta quando godo e ti sorprende sentire che proprio in quest'occasione io sia più rumorosa del solito. I miei sospiri si sentono nitidamente anche fuori dalla zona camerini. Non sai se sia una punizione per prima o l'entusiasmo per questa cosa così lontana dal mio modo di apparire. Sai solo che trovi incredibilmente eccitante il mio trasporto. Dopo qualche colpo dentro di me esci e mi fai spostare lo sgabello al centro del camerino. Mi piego in avanti lasciandolo sotto la pancia. Ho la testa rivolta verso la parete a specchio, chinata in avanti con la testa in su per guardare il tuo riflesso mentre mi prendi. Quando lentamente mi penetri, i nostri occhi sono complici attraverso lo specchio e ad ogni colpo per un istante li apro ancora di più, un riflesso condizionato... Ad ogni affondo del tuo cazzo mi lascio scappare un gridolino. Sappiamo tutti e due che ormai nel negozio tutti sanno che stiamo scopando, ma ora non ci interessa più. Ora esistiamo solo noi due. Anzi, ad ogni affondo godo sempre più liberamente. L'idea che tutti ci sentano mentre scopiamo sorprendentemente mi eccita. Mi graffi i fianchi mentre mi prendi. La scena che vedi è eccitantissima: Nello specchio i miei capelli si dimenano in primo piano, la mia schiena semicoperta dal vestito, il sedere nudo che si muove freneticamente assecondando i movimenti del mio bacino e infine tu... camicia completamente aperta che godi nello scoparmi... E nel guardarmi.
Improvvisamente si apre la tenda: - Scusate... non pensavo fosse occupato.- Un tipo buffo entra con una scusa. Rimane qualche istante a guardare mentre noi continuiamo a scopare come niente fosse. Il tipo fa finta di niente e non ha nessuna intenzione di andarsene. Rivolgi lo sguardo verso di lui: - Dentro o fuori. E chiudi la tenda...- dici con voce decisa. Eccitato come mai in vita sua ma impaurito dalla situazione in pubblico, si scusa, chiude e se ne va. Coglione! Noi possiamo continuare. Sento che si tira la tenda del camerino a fianco al nostro, poi la zip dei pantaloni e più nulla. Una sega non la si nega a nessuno... Il coglione poteva guardarmi mentre mi facevo scopare ed invece è di là che si fa una sega da solo.
Ma torniamo a noi, in una situazione del genere bisogna stare attenti a non sporcarsi... Capisco che stai per venire, così mi sposto e torno in ginocchio davanti a te, con il tuo cazzo di nuovo in bocca. La mia testa si muove freneticamente... Godi, godi mentre affannosamente mi afferri per i capelli e mi vieni in bocca stremato.
In effetti tengo alle apparenze pure io. Pensa se ci fossimo sporcati cosa avrebbero pensato quelli fuori dal camerino! Sorrido mentre mi rivesto. Il mondo fuori non ci interessa. Questo è il nostro, di mondo. Prendi il vestito e vai verso la cassa. Ti seguo compiaciuta nel sentirmi addosso gli occhi di chi finge di non aver capito.
Usciamo, la mattina è appena iniziata. Ora sono io a guidare te per strada.
Chissà cosa avrò in serbo...

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