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Racconto n° 5163
Autore: S.I. Altri racconti di S.I.
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La collina dei ciliegi, trasgressioni inaspettate. Stranger, uno scandalo politico francese La Setta, un viaggio alla ricerca del piacere estremo. La schiava, una storia oltre il limite del desiderio Turquoise, paradiso e inferno senza via di uscita. The Game, il gioco del sesso e della follia. Luxury, un incontro pericoloso La Terra dell'Arcano - Sesta Era Kabala, la dottrina della perdizione. Passion, legati dal fuoco della passione.
 
 
Viola
Finalmente mi sono deciso e grazie a Dio non è tardi; te lo aspettavi e non ti sorprendo in nulla lo so.

Ieri mi ha detto Angelina che sei piombata qui a informarti, questo io me lo aspettavo dopo averti vista l'altro giorno e non mi ha fatto alcun effetto ma un'emozione intensa e piena mi è scivolata addosso come profumo versato direttamente dal nebulizzatore aperto, per via di quel mazzolino di viole del pensiero che mi hai lasciato nello studio davanti alla finestra.
Pensieri d'amore non sono da te.

Quando sono tornato tremolava al vento dello studio bianco, sotto le travi nere, questo rustico spazio in cui ti ho attesa mentre invecchiavi, sei invecchiata bene lo ammetto.
Odoravi di fieno caldo e di agosto ma io avrei dovuto decidermi a bere il tuo odore già molto tempo fa, davanti agli svolazzi dell'abito bianco che accompagnavano il baluginio del tuo bellissimo corpo di fata che scintilla ancora liscio, rosa, sano nel tramonto giovane di questo mondo fantastico.
Allora ti ho sposata con tutti i fiori d'arancio che ti ammiravano e mi sentivo sotto la pressione del campo visivo di mille obiettivi anche se nessuno era lì piantato con lo sguardo ad immortalare la falsità delle mie intenzioni oltre al fotografo.
Poi ti ho maledetta ogni giorno e ti ho portato rancore, fin quando all'apice del sentimento nero ho percepito con tutti i cinque sensi quanto l'odio sia erogeno.
Io avevo già un altro amore e tu pure, in comune solo l'astrazione e l'assoluta castità del sentimento.
Io non consumavo il mio amore perché non ha carne e tu lambivi il tuo con una raffinata freddezza da spavento, eppure avrei voluto buttar via questo anello e dare l'anima al diavolo per un momento viola di gelosia o di invidia. In qualche giorno terribile d'inverno, anche di viola lutto.
Lo sai che il lutto non è nero? Il lutto è viola ma l'usanza comune lo ha vestito dei tessuti scuri dei feretri.
In quei giorni terribili me ne stavo davanti alla pietra serena del camino, le fiamme lunghe mi ballavano sul viso come il tuo sguardo e pensavo di recuperare il nostro amore cambiando immediatamente il signore a cui ho offerto i miei voti. Sarebbe bastato poco, solo provocare un lutto.
Mi eccitavo all'idea del fuoco eterno che mi avrebbe atteso se avessi dato corpo al mio desiderio, era un fuoco rosso come quello che usavi tu per incendiarti le labbra. Ma poi temevo il fotogramma seguente suggeritomi dalla ragione, cioè l'immagine di te con lacrime diamantine tra le ciglia. E desistevo, riprendevo ad odiarti soffocando l'ardore. Dopotutto lo sbaglio è stato mio e basta, dall'inizio alla fine, perché io lo devo sapere meglio di tutti che non si desidera la roba d'altri.
Ma va bene, va benissimo così. Mi ha dato forza il Signore che ho detto in principio d'amare e adesso che è l'ora dello sprofondare del sole vedo un disco che manda più raggi all'intorno, ampi, dorati, arancioni. Forti e luminosi ed il sole mi pare quel cuore che il Cristo stringe nelle icone, dal quale si sprigiona una luce tremenda. Si è uguale. Guarda: il sole similmente a quel cuore è tenuto da una mano incorporea e la luce liberata è identica a quella delle pitture.
Ma il cielo ha tre strati stasera, giù in basso è ancora acqua come i tuoi occhi e sopra al disegno naturale che ti ho descritto viola, viola, viola.
Uguale ai tuoi fiori e alla gonna che portavi l'altro giorno quando sei arrivata e mi sei caduta addosso senza più che la forza di chi ama, tirando su con il naso e imbrattandomi le labbra con le tue lacrime. Sapevano di sale come il pane di qui che non mi piace, conosco quel sapore, è lo stesso del tuo sesso.
Del mio anche e della tua lingua che mi ha aperto la bocca quando hai unito le tue labbra viola di rossetto orgoglioso alle mie labbra viola di paura.
Ma non solo mi hai investito nel mezzo della notte spaventando me e Angelina, non soltanto mi hai aggranfiato la faccia con la tua notizia, marchiato il colletto col colore violento della tua presenza.
Eri certamente stravolta e non ti rimprovero, del resto Angelina è discreta e buona e adesso è andata ad inviare quella lettera per me. Ha pure messo i tuoi fiori in un bel vaso e dice che le mancherò tanto quando andrò via per venire con te. Spera che le capiti ancora di servire una persona corretta e gentile come me.
Ti vedo, stai storcendo la tua bella bocca ma oh! Son parole sue, mi trova gentile.
Piega pure il labbro nel disprezzo che fingi di avere per me come l'altra sera quando sei rimasta lì dopo che lei è uscita con uno sguardo perso e le gambe divaricate.
La mano salda al fianco destro e nella mano il borsellino con la catenella rossa. Tre. Questo numero ci stava stampato. Non ha senso ma ci ho fatto caso.
Mi ha spaventosamente evocato la trinità e gli artigli dei pipistrelli che mi volevano affondare nelle spalle alla maniera dei tuoi denti.
Da principio mi sei apparsa la sinistra ma sensualmente amata apparizione della sposa cadavere, mi hai fatto scorrere le dita sulle spalle riprendendoti, dopo il tuo pianto, vedevo le lacrime striarti le guance ed il mento e il collo. In qualche modo nella trasparenza dei tuoi vestiti sempre perfetti le ho seguite correrti per tutto il torace e la curva delle anche.
I tuoi non sono più i fianchi pieni di allora ma la silohuette ossuta di oggi è esattamente quella della sirena che eri nel tuo abito stupendo, il tuo petto è sempre una garanzia di conforto elegante.
Ammetto di non aver fatto un granché per rispondere ai tuoi baci, forse perché non me lo aspettavo o dal momento che mi sentivo in colpa, sei stata tu, Viola, con la luce ametista ghiaccio delle iridi e quella voce dalla sonorità sempre più insistente a ricordarmi i nostri ricordi e a buttarti in ginocchio davanti a me.
Le tue dita affusolate mi hanno spinto contro il tavolo, io ho potuto solamente indietreggiare e attendere le tue mosse. Ero comunque sicuro che non mi avresti permesso di entrare in te, non senza essere sicura d'aver raggiunto il tuo obiettivo.
L'ho saputo appena i tuoi denti precisi hanno messo fine alla resistenza di un bottone senza neppure il bisogno dell'aiuto delle mani, hai saputo in ogni attimo di vita cosa fare tu.
Le tue unghie mi hanno fatto saltare infilandosi per intero nel cotone della camicia che mi stavo togliendo prima del tuo arrivo, lunghe, taglienti e troppo scure.
Ho creduto che volessi strapparmi a morsi quella roba che non uso da anni, che non ha memoria del calore di nessun corpo a parte il tuo. Lo so che non ci credi ma è così. Non ho fatto più nulla con te ma nemmeno con nessun altro ed altra, sono rimasto puro e solo.
Sessuofobico come dici tu.
Anche io ho artigliato il legno con le unghie mentre mi facevi inarcare il bacino e mi ingoiavi assieme alla vita.
Quel tuo sali scendi, quel bacio che mi ha aspirato con la forza di tutto il tuo dolore e che mi ha fatto viola carne che non toccavo da anni se non per lavarmi, mi ha costretto a rovesciare fuori un liquido che a tutta prima ho immaginato essere disgustoso per te. Almeno a giudicare dalla smorfia del tuo viso.
Forse non era così però.
Così maledettamente veloce è stato tutto quando io avrei voluto invece aggiungere lacrime di gioia alle tue ed usarle per innaffiare la tua voglia liquida, affondando la faccia nel tuo inguine senza staccarmi dai tuoi occhi che mi attirano ancora in quel tuo mondo fantastico e spaventoso. Avrei voluto succhiarti le orecchie, consumarmi la lingua su ogni centimetro della tua pelle, sentirti graffiarmi, dilaniarmi e farmi a pezzi.

Solo che tu hai pensato bene di mollare il tuo bigliettino sulla tavola mentre io andavo un attimo a sciacquarmi il viso, almeno per togliere via la stanchezza della giornata e ragionare con te, con il piccolo cuore vibrante che hai sulle labbra.
Quando sono tornato non c'eri, stavo ancora sognando di farmi tracimare la bocca di te, invece mi è toccato di leggere...
-Dopodomani fammi dire da Angelina che hai deciso...-
Forse temevi che ti avrei detto no perché eri venuta qui su due piedi ed ora ti chiedi perché non vado al punto ma ti faccio il resoconto dell'immagine che hai dato di te l'altra notte.
Semplice, fai stare sulle spine me nell'attesa di averti e io ripago con la stessa moneta.

D'accordo basta, dammi tempo per lasciare la chiave ad Angelina e recarmi a Roma a comunicare, lungo la strada farò pace con Dio. Mi devi dare tempo. È stato il mio unico amore negli ultimi quindici anni e lo sto lasciando, oggi. Tu il tuo lo hai perso, l'altra notte in ospedale. Dovrò chiedere perdono anche per questo... Anche se rinuncio ad essere Don Luca per vivere con te, sicuro di non poter esser biasimabile, non è cristiano gioire della malattia che si è portata dietro un'altra vita.

S.I.

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