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Racconto n° 5165
Autore: Senzaidentita Altri racconti di Senzaidentita
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Meraki, alla ricerca dell'anima My Story, il coraggio di affrontare la verità Phobos, il senso della paura. Diario dal Sahara, un viaggio tra le grandi dune del deserto. Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto X Stories, i mille volti di una straordinaria follia Whore, una strada senza ritorno nel mondo delle Escort di lusso. Danger, il pericolo viaggia nella mente The Dreamer, alla ricerca del sogno proibito Remember, fantasmi dal passato.
 
 
Profumo
Sempre, ogni sera, ci siamo ubriacati sino a non capire più chi eravamo e, come e dove stavamo. Ma prima che l'alcool facesse scomparire ogni possibile desiderio, avevamo sfondato la porta di una bella cosa, il nostro cuore. Dopo aver riempito di botte i cuscini e i materassi che avevano cercato di resistere in qualche modo alla nostra forza, avevamo violentato senza limiti il pavimento. Tu avevi urlato, avevi cercato di sbranarmi con le unghie e le armi che avevi a portata di mano. Ma entro pochi minuti la resa era scritta: ad un tavolo di cucina piegata e io dietro a riempire ogni tuo anfratto con tutto ciò che di mio restava, oltre al mio cazzo. I brandelli dei sentimenti che avevi lasciato intatti nella disperazione d'amarti. Quando te ne eri andata la mia vita sanguinava dagli occhi e anche il mio volto. I miei occhi, quelle cubitali -O- celesti trafitte da stelle di buio che amavi. Anche gli uomini sanno piangere. Forati da uno spiedino: la vista di te la mattina dopo. Il mio cuore non l'hai torturato solo per il gusto di farlo urlare ancora di più come avevi vizio di fare col mio petto.
L'avevo meritato? Dopo tutto, nell'attimo in cui ti vidi baciare mio fratello in cucina, non ero riuscito a spiccicare due parole per deplorare lui e reclamarti mia.
Ero stato un patetico cornuto che accetta il suo destino. Avevo compreso l'origine,
l'indegna radice del tuo tradimento. Nemmeno io ero libero. Tradivo la madre dei miei figli con te e quindi similmente dovevo venir ripagato prima o poi. Cancellarti del tutto dalla faccia del mio io è una sofferenza tra le peggiori.
Non ce la feci e dunque provo ora a relegare l'ultima traccia di te su carta sperando di chiuderti nel cassetto e andare a dormire.
Non ho dimenticato quella terribile angoscia, d'aprire una porta e sapere finito un sogno d'amore, da allora dopo mezzanotte i miei minuti divengono ore.

Conservo anche dei tuoi vestiti dai quali attingo ancora il tuo profumo. Il più feroce dei promotori sessuali, sia maschili che femminili.

Senzaidentita

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