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Racconto n° 5186
Autore: Senzaidentita Altri racconti di Senzaidentita
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Orchid Club, il piacere tecnologico Oppium, la via della perdizione assoluta. My Story, il coraggio di affrontare la verità Kabala, la dottrina della perdizione. Brehat, alla ricerca del blu di Chartres Madame, i segreti di una signora per bene. Friends, amici come prima Mannequin, il successo e la riconoscenza The Dreamer, alla ricerca del sogno proibito L'Equilibrio di Nash, la voce delle stelle
 
 
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Giusto in fondo alla strada, oltre la piscina a forma di crocefisso che rifletteva l'inquietante monumento della cattedrale, che non ricordo a quale santo è stata dedicata dal cattolico popolo irlandese, potevo vedere il rosso arancio dei tuoi capelli spettinati dal vento tagliente come una lama. Era martedì mattina  e tu avevi girato sino ad allora in taxi, dopo l'ultima settimana della tua trasferta.
Non può essere vero...
Mi ripetevo, ben cosciente che la verità era niente altro che quella.
Ho vagato quanto basta per sapere riconoscere la mia anima gemella e scendere le scalette della cattedrale sapendo che tu eri lì, in quell'attimo, e che l'attimo successivo ti avrebbe visto ripartire per allontanarti da me ventimila chilometri, mi faceva increspare le labbra e le sopracciglia nel tentativo disperato di trovare un qualsiasi modo di chiederti di non scomparire.
Avvicinandomi a te ho riconosciuto il tuo profumo senza averlo mai sentito prima. Un'essenza allo stesso tempo inglese e sgradevole. Intaccata solo dall'aroma del tuo sudore vivo, forte dopo la giornata passata a correre tra le riunioni.
Mi eri così vicino che avresti potuto toccarmi i capelli col mento e il sole del mezzogiorno già moribondo oscurava la vista.
Poco dopo eravamo al porto d'Oriolo, conoscevi la strada a memoria, come avresti potuto conoscere, se solo avessi voluto, il mio corpo che si faceva elastico e disponibile alle tue dita  che mi premevano giocose sui fianchi.
I tuoi occhi azzurri insistevano a infilarsi nei miei ma nella mia bocca si intrufolava solo la lingua gelata del vento del porto.
Sei la cosa più bella che io abbia mai visto.
Coraggio diglielo!
Ogni tanto così mi incitava la coscienza. Ma niente, nulla.
Deve essere che non ho mai amato davvero, se mai davanti a un essere umano mi si sono così appoggiate le parole sulle labbra, rifiutando poi di farsi suono udibile.
E adesso, adesso che ho trovato chi amo, lo sento emettere un sospiro profondo.
"Mi insegnerai qualcosa di te?"
Quella tua domanda, lo ammetto, mi ha fatto sperare in una meravigliosa sorpresa.
"Certo tutto."
"Tutto quello che ti chiederò sull'Italia? Mi risponderai? Sarai sempre la mia amica insegnante?"

Fottiti. Non posso dirtelo, ti amo a sufficienza da non insultarti. Ma in queste tre sillabe ci sarebbe tutto il rumore che fa il mio cuore rotto. Sto soffrendo troppo. Il casino che fa il vento sulle onde, il frastuono di ogni treno che passando accanto a casa mia sembra farmi vibrare il petto oltre che l'appartamento.
Il ricordo del sommesso bisbiglio del tuo fiato che emerge a dirmi che è ora di andare, mi da tanto dolore. Tanto quanta la gioia che mi avrebbe dato se fosse stato un sospiro di piacere in un attimo di intimità che non abbiamo mai avuto.
Appena ti sei avviato all'aeroporto in giacca aperta, oltre la scritta luminosa del gate, la fiamma bianca del tuo sorriso in lontananza che mi si rivolgeva nell'ultimo saluto ha riportato in vita tutto quanto...
Gli alberi che ci abbracciavano al parco e all'ombra dei quali non mi hai baciata, le pareti della cattedrale tappezzate di icone che non hanno ascoltato le mie preghiere d'amore, il mio cappotto inzuppato di pioggia che cedeva molle all'ultimo, maledetto casto abbraccio, che mi hai dato.
Glielo dirò al telefono. È più facile.
È stata l'ultima cosa che ho pensato.

Adesso questi pensieri attraversano il fluire della notte, temo di dormire perché tu vieni sempre a disturbarmi i sogni, e anche quelli si interrompono. All'arrivo dell'immagine del tuo sorriso bianco e finale all'aeroporto mi sveglio a causa della sua luce.
È la luce del giorno, il sole è qui. Tu invece no.
Peggio ancora quando l'icona verde di una dannata app scintilla come fa per milioni di persone e leggo il tuo:
"Buongiorno amica mia."
Eh no.
Sbatto le palpebre sporche di lacrime ridicole simili alla pioggerella che di fuori si invola nella luce.
"Non sono una tua amica."
Facciamo un discorso sull'amore rapido, fraintendibile, stentato.
Colpa del mio inglese patetico, colpa tua che non ricordi come si dice questo e quello...
Ma è chiaro il senso.
Tu non credi che potremo mai alzare i bicchieri a brindisi, o prenderci per mano e camminare nella direzione dei cuori.

"Troppo diversa cultura. Noi abbiamo troppi diversi valori..."
Mi appiattisco contro il muro, con un braccio fuori dal letto, così come dormono gli ubriachi senzatetto.
Dovrei dirti che tu non ne sai un cazzo dei miei valori, che il tuo discorso su tutte le italiane che vogliono solo far famiglia sarebbe come se io sostenessi che tutti gli inglesi mangiano cibo di merda.
Ma la spietata lucidità del tuo sorriso sincero mi fa tacere.
E non lo dico.
Non voglio perdere un amico

Senzaidentita

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