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Racconto n° 5187
Autore: Senzaidentita Altri racconti di Senzaidentita
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Perfidia, il desiderio oltre la ragione L'Equilibrio di Nash, la voce delle stelle Brehat, alla ricerca del blu di Chartres My Story, il coraggio di affrontare la verità Orchid Club, il piacere tecnologico God save the Queen, una sola Regina per l'Europa. Oppium, la via della perdizione assoluta. Kabala, la dottrina della perdizione. Madame, i segreti di una signora per bene. Friends, amici come prima
 
 
Elena e l'angelo
- Appena adolescente la paura della morte mi gettava nell'angoscia; per sfuggirle mi precipitavo al bordello e invocavo gli angeli. -
E.C.

Quando sentì la marcia funebre, Elena era intenta a fumare marijuana in cucina. Alzò gli occhi oltre il davanzale, sorpresa per la stranezza di sentire una marcia funebre. Non le era mai capitato nella città di B.
Normalmente i carri funebri che aveva visto passare erano silenziosi e accompagnati da cortei. Non da strampalate sinfonie. L'attenzione che aveva dedicato alla sua sigaretta aromatizzata dal mattino fino a quel momento, cioè il crepuscolo, le aveva impedito anche di fare caso a un'altra manifestazione eccezionale. Un luccichio celeste che pareva provenire dal muro. Il muro della stanza adiacente.
Lasciò che la tenda che aveva tenuto scostata per guardare all'esterno ricadesse al suo posto e passò nell'altra camera. Qui il brillio divenne più forte, la parte di muro da essa interessata sembrava essersi assottigliata fino a divenire una leggera trama di tessuto.
Un po' imbarazzata all'idea che quella potesse essere un'allucinazione dovuta al suo ultimo abuso di erba, Elena allungò le dita verso le pieghe di seta che prendevano forma dalla parete e tirò.
- Piano. -
Udendo la voce del raggio luminoso le si piegarono gli angoli della bocca verso il basso.
- Sei un fantasma? -
- No. Sono un messaggero del Paradiso. -
- Ma non è la mia ora! - Protestò stupita dall'annuncio di avere di fronte un angelo.
- La tua partenza è già stata decisa, ma non ancora la tua destinazione. -
Rispose dolcemente l'essere brillante, finendo di concretizzarsi.
Si presentò finalmente. In lineamenti di raffinata bellezza, occhi trasparenti al cui interno, curiosamente, al posto delle pupille si vedevano sbocciare e morire continuamente fiori simili a violette. Doveva essere un mezzo metro di statura superiore alla sua, i capelli e la pelle contenevano tutti i colori del cielo. La fulgida luce del sole e quella fredda della luna. L'essere era tutto ricoperto di un abito tessuto col vapore che soffondeva calore nella stanza, ma non era di modello simile né ad un mantello da uomo né ad un peplo femminile.
- Sei maschio o femmina? -
- Che importanza può avere? Nel regno dei cieli il sesso non esiste. -
- Che palle - pensò Elena - e per me è già il momento di finire in un postaccio così noioso? -
- Sono venuto per accompagnarti. - Aggiunse l'angelo, fingendo di non aver potuto leggere i suoi sconci pensieri.
- Ma dove? Io ho ancora molte cose da far qui... signor messaggero... la mia vita non è nemmeno iniziata. Ma mi dica una cosa, di chi è quel funerale là fuori? -
- Quale funerale? La carrozza con cui sono disceso dai cieli intendi? -
- Ho visto si, e sentito la marcia funebre. -
- Ma non era una marcia funebre, figliola. Era la sublime melodia suonata dai serafini. Ci accompagnerà verso il regno dei cieli. Sempre se lo meriterai. -
- Ho detto che non voglio morire. -
- Se offri la tua vita per il re dei cieli la conserverai, al contrario, con l'attaccamento alla carne la perderai. -
- Ma non ho avuto ancora il tempo di sposarmi, di avere dei figli... - stava già piagnucolando la moribonda per overdose, mentre l'angelo si apriva in un sorriso che induceva altre parti di lei a lacrimare.
- Alla tua età, l'aver conservato l' innocenza, persino dal cristiano dovere della sessualità matrimoniale non fa che aggiungere grazia in favore dell'elevazione dell'anima tua. -
- Ma non ho detto di essere innocente... -
- Confessati ora dunque, se pure hai commesso un errore non ti precluderà la gioia del settimo cielo. Il pentimento è gradito. - La incoraggiò con una voce pietosa e profonda insieme.
La peccatrice approfittò di quel momento di compassione dell'angelo per prendergli una mano e trarlo in un abbraccio che gli trasmise i suoi turbamenti, molto distanti dal pensiero della morte.
L'angelo si sentì meno etero, il suo corpo si appesantiva durante i contatti con gli umani. Sapeva che indulgere troppo nell'apprezzamento del calore della carne avrebbe potuto comprometterlo agli occhi del cielo. Tuttavia, rifiutare conforto a un'anima che s'appresta al trapasso non sarebbe stato anch'esso un peccato?
- Su, non farne una tragedia dolce amica. Avrai l'eternità per essere innamorata, della divina grazia naturalmente. -
Cercò di staccarsi dall'abbraccio di lei, contatto umido di sudore e morbido, per via del petto generoso che gli stava premendo contro. Le sue mani gli scorrevano sulla schiena, forse per verificare la sua esistenza. Che fosse proprio reale e lì davanti a lei. Tra le sue braccia.
L'angelo scambiò quelle carezze audaci per necessità di rassicurazione e rinunciò a sciogliersi dall'intreccio delle sue braccia. Le sorrise guardandola negli occhi con le composizioni floreali che occupavano il posto delle sue pupille. Avrebbe dovuto rendersi conto che la sua pelle stava lentamente perdendo le sfumature degli astri per tingersi di un più umano rossore, soprattutto nella zona delle guance.
Fu Elena la prima a staccarsi, lasciando che la sua figura tornasse per un momento un po' più angelica.
- Ma queste? Credi che queste interessino in qualche modo la divina grazia? - Gli chiese con finta disperazione.
L'angelo non credeva ai propri occhi, quelle tettone, quei miserabili contenitori di tutta la malizia di Eva gli stavano di fronte, improvvisamente scoperti dalla peccatrice.
- No. - Disse prontamente, nello sforzo di mantenersi risoluto - Espressioni così infime di bellezza sono apprezzate nel mondo caduco. Da noi lassù è necessario ben di più, per essere desiderati. -
- Ma allora perché non mi concedete un altro po' di tempo quaggiù? Così che l'amore terreno possa godere dell'espressione, per quanto infima, della mia bellezza? -
- Su, su. Vuoi farmi credere che mai un uomo ha toccato quei... quei cosi che mi stai mostrando senza alcun pudore? Dovrai farti bastare il piacere che hai avuto e pentirtene all'istante se vuoi ascendere oltre le nuvole. -
- Ma guarda... questo! Questo te lo giuro che nessuno lo ha mai toccato! Nessuno vi è mai entrato ancora e non voglio morire senza averci provato! -
L'angelo si coprì con gli occhi con una mano ormai divenuta fin troppo di fattezze umane e virili per non fissare lo sguardo su quella sconcia analità.
- Questo è vergine signor messaggero, prova tu se non credi alla mia purezza. Così non morirò senza averne goduto una volta almeno. -
- Sono venuto in veste di salvatore! Non di sverginatore! -
Era troppo tardi. Se ne accorse quando tentò di trasfigurarsi in puro spirito e sparire come era arrivato. Si era lasciato sedurre dalla sconosciuta sensazione dell'eccitazione, anche tra le sue cosce ora viveva un pezzo di carne dura e indegna.
Visto che a quel punto si era giocato l'immortalità per aver guardato con gli inviolabili occhi d'angelo quella vergogna, si disse che poco gli restava se non aderire. Non gli rimaneva che avvicinare le labbra a quei seni e succhiarne il peccato di cui strabordavano, scivolare accanto a lei sul pavimento della cucina.
- Non qui. - Disse Elena.
Si trasferirono sul tappeto della sala, accanto ad un camino. Fuori cadeva la neve, il fischio del vento e la forza della tormenta, uniti al crescendo del furore erotico evocarono all'angelo l'implacabile ira divina.
Ma ormai aveva ceduto al sapore e all'odore di donna, i più feroci promotori degli istinti sessuali. Infilò la lingua ripetutamente in quegli anfratti oscuri, privo dell'imene quello della figa, caldo e vellutato quello dell'ano. La seduttrice del povero angelo, intanto si bagnava copiosamente, accompagnando con le proprie dita il tocco leggero della lingua celeste che esplorava l'entrata del suo culo. Trascorsero la notte intera a massaggiarsi, scambiarsi saliva, fluidi corporei, esplorandosi col dono di reciproci orgasmi. Nuova esperienza per lui, fantastiche ripetizioni per lei, di ogni forma di stimolazione delle proprie zone erogene, fin quando verso l'alba le riuscì di lasciarsi sbattere e allargare le pareti del retto che ormai le davano più goduria di quelle della figa. Tutto le era parso infinitamente bello e normale, questo è dopotutto amare ed essere riamati. Scacciare la prospettiva della morte con l'aiuto dell'angelo chiamato amore.
Si stupì al mattino, quando svegliandosi sentì un gran calore a circondarla pur in assenza del camino.
- Mi era parso che ieri sera nevicasse... - Disse all'angelo.
Sobbalzò quando incontrò i suoi occhi. Due sfere di temibile color giallo nell'arancio. Il tono dei suoi capelli era virato verso un inquietante sfumatura amarena. Se avesse sorriso avrebbe potuto vedergli le zanne.
- Non nevica mai all'inferno brutta troia. -
- Ma quindi alla fine sono morta lo stesso? -
- E certo, che credevi? Di poter cambiare i piani del destino con un'inculata? In compenso hai fatto morire anche a me. Ora siamo nel girone dei lussuriosi. Tu, una viziosa condannata ad essere travolta dal vento della passione per l'eternità ed io, trasfigurato in demone dall'ira dei cieli, non conoscerò più l'amore del Padre... -
- Vabbè, non ne fare una tragedia. Hai tutta l'eternità per essere amato, dalle mie terrene grazie, naturalmente . - Ironizzò malignamente ricordandogli le sue parole della notte prima.

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