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Racconto n° 593
Autore: Germano Reale Altri racconti di Germano Reale
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Il caffè
È un sabato mattina come tanti, quando non suona la sveglia e posso sonnecchiare nel tepore del letto. Una piacevole sensazione di velluto sul mio corpo nudo mi fa indugiare, non voglio alzarmi.
Poi lentamente scopro un lato delle coperte, metto i piedi a terra e mi alzo stiracchiandomi un po' sentendo tirare anche l'inguine: un'erezione. Normale, la mattina.
Arrivo in bagno e accendo la luce, lo sguardo mi va nello specchio che riflette quasi tutta la mia figura, mi viene da ridere alla vista di quel corpo magro, tonico, nel complesso armonico, con quel pene eretto che si staglia come una magnifica imperfezione tra le forme regolari dei fianchi.
Rido, mi soffermo sul pube ricco di peli, ma non folti, il pensiero, non so come, corre a ripescare nella memoria una puntata di "Sex and the city" in cui Samantha sul più bello chiede al suo partner qualcosa che suona: "Perché le donne devono eliminare i peli superflui anche lì e gli uomini no? Depilalo! Sembrerà più grande!".
Che sciocchezza. Oppure no? Faccio la barba tutte le mattine senza pensarci, perché non "provare l'effetto che fa" rasarsi il pube?
Penso anche di documentare la cosa, ho la passione per tutto ciò che assomiglia a una videocamera, prendo dallo studio la piccola handycam digitale torno in bagno e la posiziono di fianco al lavandino cercando di centrare il campo visivo lì dove mi accingo all'insolita depilazione.
Avvio la ripresa. Il pene sta perdendo il turgore dell'erezione mattutina, io sono concentrato sull'operazione come un apprendista al suo primo giorno di lavoro, prendo la schiuma e ne spruzzo un'ingente quantità sul pube e sul pene, il getto è freddo, mi scuote e mi procura un leggero scatto all'indietro, poi spando uniformemente a coprire ogni zona, istintivamente passo la mano sul sesso imbiancandolo.
Sento che riprende a crescere, stavolta con un pizzico di eccitazione.
Non so bene da dove cominciare, non è come la barba. Decido di partire da un angolo, il rasoio scende con calma e porta con sé ciuffi di peli di varia lunghezza, il movimento è regolare e continuo, interrotto solo dalla necessità di pulire la lama sotto il getto d'acqua.
Impiego un po' per terminare la parte sopra il pene, poi? Come proseguire?
Con un movimento non del tutto naturale porto il rasoio sotto i testicoli e cerco di risalire, ho paura di farmi male, ma dura solo un attimo, la lama è delicata e gentile come una mano femminile o tenere labbra. Il pene torna ad essere turgido.
Vinco ogni remora e passo il rasoio anche sull'asta. È piacevole, molto, molto piacevole. Comincio ad alternare un passaggio di rasoio e un movimento a seguire con la punta delle dita.
Non faccio caso ai peli che vengono via, ora prevale l'eccitazione. Mi muovo con sicurezza e cerco di sentire le variazioni di piacere procurate dai movimenti della lama seguiti dalle carezze delle dita.
È un piacere intensissimo, mi porta ad accelerare. Stranamente non penso all'orgasmo, quel piacere è diverso. Eppure il mio sesso sembra non smettere di crescere, scorgo la punta rossa irrorata di sangue tra il bianco della schiuma residua. Il seme fuoriesce lento e copioso mentre mi resta in gola un gemito.
L'orgasmo mi sorprende così, ma non ne ho il tempo: un piccolo movimento involontario del rasoio mi fa contrarre e un secondo getto più abbondante del primo s'irradia sullo specchio, che ne lascia colare le gocce, accompagnato adesso dal mio urlo liberatorio.
Abbandono il rasoio e cerco di conservare quello stato di piacere con il palmo della mano, il sesso mi si offre ancora ben turgido e la mano se ne riempie.
Con l'altra mi tengo per non cadere, a tal punto il piacere mi aveva stordito. Poi tento invano di pulire lo specchio con della carta igienica. Mi ricordo della videocamera e la spengo.
Vado nel soggiorno e collego la videocamera al televisore per rivedere quel lavoro, per me è una fissazione, mi interessa l'aspetto tecnico della ripresa.
Intanto vado nell'altro angolo, dove c'è la cucina, per preparare un caffè.
Passo vicino alla porta d'ingresso e in quel momento sento suonare il campanello.
Mi fermo un attimo cercando di ricordare chi aspettassi: nessuno. Corro a prendere un accappatoio e vado ad aprire, è Valentina la vicina di casa, con la mia cassetta degli attrezzi in mano.
"Ciao, sono qui per restituirtela, ti ringrazio molto, ho potuto fare tante cosette".
Le dico di entrare, è una bella e brava ragazza, mi colpisce la sua manualità, la sua capacità di usare gli oggetti e gli utensili per la soddisfazione della sua creatività. In realtà mi colpisce anche il suo sedere, la sua perfetta rotondità evoca i balli del carnevale di Rio.
Entra e si accomoda sul divano di fronte al televisore, mentre io sono intento a continuare la preparazione del caffè. Sto prendendo la seconda tazzina quando lei mi fa: "Come mai una ripresa del bagno?", non mi ero reso conto che nel televisore stava andando il video appena girato.
Mentre mi cola del liquido seminale su una coscia cerco di trovare le parole che possano accompagnare il mio scatto verso il tasto "stop" della videocamera.
Riesco appena a dire "Niente, un esperimento." quando vedo la scena della schiuma che avvolge il mio pene semi-eretto.
Tento di fermare la riproduzione, ma lei mi tocca la mano: "Fermo! Lascialo andare.", non stacca gli occhi dal video.
Non so come uscire dall'imbarazzo, cerco un'idea nel suo volto da brava ragazza, ma non è il suo sguardo. Sembra inebetita da una scoperta sensazionale: un uomo alle prese con una improbabile depilazione.
Devo distrarla con qualcosa di forte, dico: "Stai sbirciando nella mia intimità!", lei guarda ancora il video sbottonandosi lentamente la camicetta, dice "hai ragione, se scopro anche la mia posso continuare?".
Le dico "Sì" quando il suo seno è già davanti ai miei occhi, non porta mai il reggiseno, questo già lo so.
Ne approfitto: "Non è quella la parte migliore di te".
Senza dire una parola, e sempre incollata al video, si alza e sfila lentamente il pantalone attillato e il perizoma mostrandomi le natiche. Sento che questa mossa accelera il tempo di recupero, il mio sesso inizia a riprendere la forma del risveglio.
Lei si stacca finalmente dal video, ma solo per avvicinarmi a sé desiderosa di sentire le mie mani sul suo corpo. Mi sfila l'accappatoio, ci abbracciamo e ci tocchiamo dappertutto forsennatamente, lei gettando di continuo lo sguardo al video, io concentrato a sentire crescere nuovamente il mio pene per intuire il momento propizio alla penetrazione.
La stendo sul divano cercando di non coprire la visuale verso il televisore, ho capito che è quella la vera fonte della sua eccitazione. Ne ricaviamo una posizione ginnica, lei, su un fianco, alza la gamba sinistra e mi offre il suo sesso umido.
Sono pronto a penetrarla con decisione, lei inarca la schiena per assecondare il movimento. Entro ed esco cercando di capire se la consistenza del mio pene la soddisfa.
Non sembra concentrata su questo, il video sta presentando la parte in cui depilo i testicoli e il pene s'ingrossa. È quello il suo primario interesse.
Mi sorprende poi con una richiesta: "Non così, da dietro, mentre guardo il video".
Eseguo senza fiatare, ci posizioniamo rapidamente nel modo richiesto e riprendiamo la penetrazione più profonda di prima grazie alla sua naturalezza nell'offrirmi quello spettacolo di forme tonde e sode e di grandi labbra calde e accoglienti.
Inizia a gemere da subito, mi sembra quasi una simulazione. In realtà la eccita il mio pene imbiancato solcato dal rasoio. Mi muovo rabbioso, cercando volutamente di farle male, forse una reazione per cercare di farla concentrare su di me, sul me reale dietro di lei, non su quello del video davanti a lei.
Non ci riesco: i suoi gemiti aumentano quando vede iniziare l'eiaculazione, per poi esplodere in un orgasmo pieno nella scena dello specchio inondato di sperma.
Gode, gode del video, non solo, o forse per nulla, del sesso che ha dentro di sé.
Nonostante sia contrariato dal suo ego, il suo orgasmo mi porta rapidamente al limite, sto per venire. Se ne accorge in qualche modo e mi sfugge via dicendo "Sta uscendo il caffè, corri a versarlo".
Resto basito. Ma come? Proprio adesso pensi al caffè?
Incredulo per tutto quello che sta succedendo eseguo come uno schiavo quel comando. Non finisco di versare il caffè nella prima tazza, quando vedo spuntare dal mezzo delle mie gambe la sua faccia, mi guarda con un sorriso complice e accoglie nella sua bocca il mio sesso ancora ben eccitato.
Cerco di distrarmi dal piacere continuando a versare il caffè, a mettere lo zucchero e ancora lei ferma con le sue mani le mie mani. Non capisco, ma è tutto così maledettamente eccitante.
Sento che sto per venire, assecondo il movimento accompagnando la sua testa con le mani.
Lei intuisce, si alza e continua con la mano.
Ho voglia di venire, muove il mio pene come cercando di dare una direzione al getto che sta per uscire, ed è così: punta il mio sesso verso la tazzina e dà un colpo più forte come usando uno stantuffo.
Il getto schizza dentro il caffè di una tazza, poi nella tazza vicino, io sono stravolto e rischio di cadere a terra. Lei mi sostiene, mi fa sedere sul tavolo continuando a carezzarmi il pene, poi gira il cucchiaino nelle tazze e mi porge il caffè.
Lo beviamo lentamente, insieme, assaporandolo come una bevanda esotica.
È un sabato mattina come tanti, quando non suona la sveglia e posso preparare con calma il mio caffè.

Germano Reale

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