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Racconto n° 60
Autore: Liviana Altri racconti di Liviana
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Inferno, le ombre oscure della rete. Social Game, la tentazione che viene dal Web Gebebeh, l'antico aroma dell'altopiano. Debacle, il prezzo della verità. The Game, il gioco del sesso e della follia. Mea Culpa, religione e mistero True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita. Sacrificium, la sfida degli dei. Revenge, una vendetta da servire calda Menage a trois, un provocazione a cui non si può resistere
 
 
Una sera a Cena
Ho accettato l'invito a cena di Alex solo perché era un sacco di tempo che non uscivo con un uomo senza dover parlare di lavoro. Posticino carino con ottima cucina, intimo, senza camerieri troppo invadenti. Alex era amico del proprietario e per questo ci avevano riservato un bel tavolo dal quale si poteva osservare non visti tutta la sala. Luci basse e candele sul tavolo. E' la prima cosa che ho notato, perché a me le candele fanno uno strano effetto. Quando guardo attraverso una fiammella, magari con una musica soft in sottofondo, mi eccito. Come se il calore di quella lucetta iniziasse a risalire dal mio basso ventre, allo stomaco, al seno, alla gola, alle labbra...
Alex mi stava raccontando delle sue vacanze trascorse negli Stati Uniti in un bellissimo coast to coast, mentre la mia mente era invasa da immagini del tutto diverse...
Vedevo un uomo che si infilava sotto quel tavolo e che iniziava a baciarmi i piedi, sfilarmi i sandali e risalire con la lingua lungo i polpacci, dietro le ginocchia e poi le cosce, e poi frugare sotto l'elastico degli slip densi di odori: bagnoschiuma, sudore, umori...
A questo punto il cameriere ci ha portato il soufflé di parmigiano e zucchine e mentre mi spostavo leggermente sulla sedia per permettergli di posare meglio il piatto, ho sentito che le mie grandi labbra erano gonfie in modo imbarazzante e mi stavo bagnando tutta come se quella lingua fosse davvero giunta tra le mie cosce. Ho cercato di concentrarmi sulla dolcezza del cibo che stavo assaporando, la morbidezza della pasta in cui affondavo la forchetta e guardavo come Alex gustasse quello che mangiava, di come si portasse la pietanza alle labbra, di come la infilava in bocca, dell'attimo che la teneva tra la lingua e il palato prima di iniziare a masticare, quell'attimo che gli permetteva di individuare tutti i singoli sapori... Quella bocca forse avrebbe assaggiato anche me a quel modo...
Ed era eccitantissimo guardarlo deglutire, il suo pomo d'Adamo sporgeva per un attimo e poi si ritraeva lasciando una fossetta liscia in cui sarebbe stato bellissimo affondare il naso per sentirne il profumo e infilare la lingua per assaggiarlo.
Mentre arrivava la nuova portata ho aperto un po' le gambe per immaginare di sentire la lingua di Alex risalire lungo l'elastico degli slip e stimolare prima il centro del mio desiderio, il mio fiorellino come lo chiamava un mio antico amante, e poi entrare in me più in fondo possibile.
Mi piaceva ciò che stavo mangiando, un risotto ai frutti di mare dalla croccante fragranza, cremoso, appena una punta di piccante, quel tanto per scaldare il palato, la gola... Alex portava davanti alla bocca piccoli assaggi, un leggero soffio tra le labbra socchiuse per raffreddarli. Quel leggero soffio che avrebbe potuto scorrere sulla mia schiena dove lui aveva passato la lingua avanti e indietro.
Quell'alito caldo che avrebbe potuto sciogliere lo scrigno del mio desiderio, liquefarlo...
Quel risotto mangiato in tranquillità come un lungo preliminare prima di arrivare al meglio: un secondo piatto a base di tagliata alla griglia in un letto di una indefinita emulsione aromatica. Una carne tenera, al sangue, viva... Come deve essere la mia carne penetrata dal sesso di Alex e lubrificata dalla densa emulsione della mia eccitazione. E ritrovare quel sapore strano della salsina, a base sicuramente di aceto balsamico, nella sua bocca mentre giochiamo con le nostre lingue, mentre respiriamo il nostro desiderio.
Contravvenendo alle buone maniere, ho tagliato un pezzo di carne e me lo sono portato alle labbra affondandovi dentro le unghie per provare come sarebbe stato farlo nel bel sedere sodo di Alex. Bellissima sensazione. E naturalmente mi sono leccata le dita, immaginando che fosse lui a succhiarle per bene per gustare i nostri sapori mischiati in un cocktail da non dimenticare.
E alla fine il dessert... Un magnifico budino al cioccolato, perfettamente equilibrato nel sapore e nella consistenza, mi ricordava un po' quando davanti allo specchio mi guardavo e mi passavo le mani sul seno, Se Alex avesse posato la bocca sui miei capezzoli l'avrebbe sentito così morbido, sodo, vellutato, dolce. E io gli avrei premuto le labbra tra i capelli per ringraziarlo di ciò che mi stava facendo.
E poi il delirio... Farsi scendere in gola un vino rosso passito, amarascato, che si sposava a perfezione col gusto persistente del cioccolato, e insieme, allacciati, spandersi per tutto il corpo, come l'orgasmo che avremmo provocato l'uno nell'altra...
A cena finita, tra chiacchiere facete e sorrisi intensi, Alex sorseggiava il caffè, ignaro dell'emozione che ho vissuto nella mia mente, ma anche nel corpo. La testimonianza stava nella macchia bianca che avevo trovato all'interno degli slip di seta neri quando ero andata in bagno ad incipriarmi il naso.

Eccoci davanti a casa mia, se n'è andata una serata carina, un po' diversa, eccitante anche se lui non ha fatto niente per renderla tale, ha fatto tutto la mia fantasia. Ma quell'eccitazione accesa dalle fiammelle di quella candela non se n'è ancora andata. Nel baciarlo ai lati della bocca sento una stilettata di desiderio appena al di sotto dell'ombelico. Nel ritrarre la mano, che avevo poggiato sulla sua coscia per tenere l'equilibrio, gli sfioro volontariamente il sesso e lo sento eccitato... Ah, ma allora non ha intenzioni solo da amico...
"Alex, vuoi salire? La mia coinquilina è in viaggio... "
Alex è un dolce ragazzo, ma anche molto sveglio, accenderò le candele ma sarà lui a dare il via al mio vero desiderio, penso io, mentre, la mano l'una nell'altra, prendiamo l'ascensore...

Liviana

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