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Racconto n° 683
Autore: Abulafio Altri racconti di Abulafio
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Danger, il pericolo viaggia nella mente Eyes Un filo sottile che lega un uomo e due donne. X Stories, i mille volti di una straordinaria follia The Dreamer, alla ricerca del sogno proibito Destiny, un incontro avvenuto per caso Charlotte, il profumo dell'oblio. Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Mea Culpa, religione e mistero Thunderstorm, un incontro sotto la pioggia Cuba Libre, un sensuale incontro nella magia di Cuba
 
 
Chi devo baciare?
Nello studio 3 del "Palazzo del Cinema" di Parigi, decine di tecnici e attori brulicanti come formiche rosse, esploravano il locale in lungo e in largo, chi intento a controllar cavi, chi trasportando pezzi d'arredamento, chi rapito e perso nella sceneggiatura, ripetendo ancora qualche volta le proprie battute, prima che la voce rauca del regista proferisse il solenne "Azione!".
Il brusio delle voci sommesse e accennate degli attori si mischiava disordinatamente ai colpi di martello e alle istruzioni urlate da e verso gli alti telai, dove tecnici pi¨ simili ad acrobati circensi, regolavano gli ultimi fari, producendo talvolta sottili lame di luce che attraversavano lo studio, tagliando in due l'intima penombra che lo avvolgeva.
Di fianco all'ingresso di quello strano posto dove realtÓ e fantasia si fondevano fino a confondersi, Lul¨ stava rileggendo silenziosamente la sceneggiatura, dove un tratto di matita sul lato sinistro delle righe, evidenziava la scena che era previsto girare quel giorno. Era la sedicesima giornata di riprese e, sebbene fosse il primo film alla quale partecipava non come semplice comparsa, sembrava avesse giÓ la disinvolta sicurezza di un attrice ormai veterana di quegli spazi, di quei suoni, di quella faticosa ricerca di un angolo dove la concentrazione potesse stagnare immobile, insensibile al rapido andirivieni di quel formicaio.
Lo sguardo di Lul¨ seguiva veloce il testo, gli occhi guizzavano singhiozzando da sinistra a destra, le labbra socchiuse si contraevano talvolta, ma non una parola sgorgava dalla sua bocca.
D'un tratto corrug˛ la fronte, abbassando il mento, e inarcando il sopracciglio destro cerc˛ con lo sguardo il regista, verso il quale si diresse a passo svelto.
- "Monsieur Francois, chiedo scusa Monsieur..."- pronunci˛ timidamente al direttore - "...posso disturbarla qualche istante Monsieur?"
Francois si volt˛ e, tra i riflessi argentei della sua folta barba, apparve un sorriso bianco e luminoso, quasi uno squarcio di sole tra le nuvole dense e nere di un imminente temporale.
- "Dimmi Lul¨, posso aiutarti?"
- "Monsieur, temo ci sia un errore... qui... vede?"
Entrambi si inarcarono sul fascicolo, guancia a guancia, leggendo dove il dito sottile di Lul¨ indicava.
- "... mmm...vediamo...Vanessa apre la porta di casa...c'Ŕ Lauren... si baciano... a Vanessa
cadono le chiavi... Lul¨, io non trovo errori... cosa non hai capito esattamente?"
- "Monsieur, ma Lauren Ŕ un ragazza..."
- "Si, bhe, ed Ŕ anche piuttosto carina... e allora?"
- "Ma, Monsieur... qui c'Ŕ scritto che devo baciarla..."
- "Si, la sceneggiatura Ŕ piuttosto chiara direi... Entri in casa, la baci, ti cadono le chiavi, ti abbassi a raccoglierle continuando a fissarla negli occhi. Fine della scena 51. Cosa non hai capito bene?"
- "Ma... Monsieur Francois...ma... Ŕ una donna... io non posso baciare una donna..."
Francois la fiss˛ immobile qualche secondo, poi esplose in una grassa risata.
- "Mia cara Lul¨! Questo Ŕ un film! E' finzione! Sappiamo tutti che preferiresti baciare Brad Pitt, ma l'esigenza scenica Ŕ tutt'altra!"
- "Monsieur, ma io non..."
Il regista la interruppe alzando la mano, mentre il sorriso scomparve inghiottito dalla barba brizzolata:
- "Lul¨, ora basta. La sceneggiatura parla chiaro. Tu sei Vanessa, e Vanessa bacia Lauren. Posso capire il tuo timore, il tuo imbarazzo, ma questo Ŕ un lavoro come gli altri. Ci sono cose che ci piacciono meno di altre, ma fa parte del gioco. La professionalitÓ Ŕ un aspetto fondamentale nel cinema e in qualsiasi altro lavoro. Tu sei giovane e hai poca esperienza, ma ti auguro di fare molte cose che non ti piaceranno, poichÚ in fondo il successo di un attore o un'attrice Ŕ quello di riuscire a interpretare personaggi diversi, da se stessi innanzitutto, e tra loro in secondo luogo. Ora, mi devi scusare, ma ho ancora qualche cosa da sistemare..."
Le accarezz˛ il viso con il dorso della mano.
- "Su, vai a prepararti... e non ti preoccupare... andrÓ meglio di quanto credi... Tony? Quell'obiettivo da 35 millimetri... " poi si allontan˛ non lasciandole il tempo di ribattere.
Lul¨ torn˛ all'ingresso e si guard˛ intorno spaesata, con in viso un'espressione confusa. Era originaria di un paesino cattolico dell'entroterra francese, dove ancora i dogmi ecclesiastici dominavano supremi.
Un bacio tra donne avrebbe suscitato un'infinitÓ di pettegolezzi, che sarebbero echeggiati a lungo tra le strette vie che separavano gli antichi caseggiati. Ma pi¨ di tutti i giudizi, pi¨ di ogni malalingua, ci˛ che Lul¨ doveva affrontare era la sua etica morale, quei sani e ahimŔ fragili principi su cui aveva basato la propria vita. Avrebbe dovuto barattare quel suo prezioso "Credo" con una carriera neonata e ancora effimera, che poteva svanire come fumo al vento.
Si osserv˛ intorno e incroci˛ lo sguardo di Monique Dubonne, alias Lauren, una donna sulla trentina, con i capelli scuri, lisci, e due grandi occhi verde smeraldo.
Monique sorrise, accennando un inchino di saluto.
Lul¨ alz˛ la mano sottile e curata, ricambiando il sorriso. Le venne il batticuore: qualche minuto ancora e avrebbe dovuto sentire il sapore della labbra di quella donna quasi sconosciuta.
Si sentiva sbagliata al sol pensiero di quel gesto, ma cerc˛ di rasserenarsi, lottando contro il suo istinto di fuggire da un bacio troppo indecente per le sue candide abitudini sessuali.
Aveva poco pi¨ di 22 anni e non aveva mai fatto l'amore con nessuno: qualche bacio, due carezze sul seno, il ricordo di qualche nervoso fremito per paura d'esser vista, ecco ci˛ che aveva ornato la sua adolescenza, nient'altro. E ora avrebbe dovuto baciare Monique, tra gli sguardi attenti di cameraman e di addetti alle luci. Temeva di non farcela.
Temeva che il suo animo avrebbe ceduto, noncurante degli impegni professionali.
Mentre ancora immaginava se stessa fuggire in lacrime tra i severi richiami del regista, al suo fianco una voce femminile la fece quasi sussultare:
- "Ciao Lul¨, come va? Tutto bene? Mi sembri strana..."
Monique la fissava intensamente, sorridendo con le labbra e con gli occhi.
- "No no, tutto apposto, solo un po' di nervosismo... e tu? Sei tranquilla vedo..."
- "BhŔ, ho qualche anno di esperienza in pi¨ di te... e poi quella di oggi Ŕ una scena semplice! Un bacio ed Ŕ finita! Cosi posso correre da mio figlio Jean..."
- "Ah, sei giÓ madre? E quanti anni ha Jean?"
- "Ne compie 4 settimana prossima... ormai Ŕ un ometto..."
- "ChissÓ quante fidanzatine..."
- "Stai attenta Lul¨... potrebbe provarci anche con te!"
Risero insieme, e parlarono per diversi minuti di Jean, del lavoro, di quanto Ŕ bella Parigi, dell'acconciatura di quella modella americana...
Lul¨ trov˛ simpatica Monique, gentile e molto piacevole. Quasi si era dimenticata che dopo poco avrebbe dovuto baciarla, quando d'un tratto il regista le chiam˛:
- "Lul¨! Monique! Forza, tocca a voi due!"
A Lul¨ scomparve il sorriso, mentre si schiantava nuovamente sulla dura superficie della realtÓ. La truccatrice le stava incipriando il naso e le guance, il costumista le apriva un poco la scollatura. Monique si allontan˛ sorridente dicendo:
- "A tra poco, Mon Amour!" e lanci˛ un bacio con un ampio movimento del braccio.
Lul¨ sorrise, "Monique Ŕ proprio forte!" si disse "Se fossi un uomo ci proverei di sicuro..."
Si ferm˛ ad analizzare ci˛ che aveva appena pensato. "Se fossi un uomo". Ecco come doveva fare: credersi un uomo, impersonificarsi in un giovanotto parigino e appoggiare le proprie labbra alle sue come fosse il bacio di uno sposo alla propria consorte. Cerc˛ di convircersene, anche se scetticismo e titubanza stendevano la loro inquietante ombra sopra di lei...
Il regista url˛:
- "Allora? Tutto pronto? Lul¨, ascoltami bene, ti avvicini alla porta, la trovi aperta, con timore entri, tieni le chiavi in mano come fossero un coltello, entri in casa, vedi Monique, resti stupefatta, abbassi la mano, vi avvicinate, gli fissi gli occhi qualche istante, 12-13 secondi, poi la baci, lasci che le chiavi cadano in terra e le accarezzi il collo, poi vi staccate, lei ti guarda, nessun sorriso, niente di niente, continui a fissarla, Monique se ne va e tu ti passi l'indice sinistro sulle labbra. Mi raccomando, voglio una scena d'amore spietato, passione, coinvolgimento totale. Ragazzi? Siamo pronti? Lul¨? Monique?"
Monique rispose:
- "Io sono ok!"
Lul¨ guard˛ Francois, che la stava fissando, e fece un cenno con la testa. Il regista si guard˛ intorno, battÚ due volte le mani:
- "Ragazzi, forza che poi ce ne andiamo a casa... pronti? Azione!"
Lul¨ sospir˛ emozionata, poi entr˛ in scena. Oltrepass˛ la porta, finse di essere sorpresa, abbass˛ la mano, si avvicin˛ a Monique, e mentre attendeva passassero quei 12 secondi, ripetÚ tra sÚ e sÚ "Ti voglio baciare, sei bellissima, sono tuo, sono un uomo, ti amo, mia sposa..."
Poi avvicin˛ il suo viso a quello di Monique, chiuse gli occhi e sfior˛ le sue labbra, ritraendosi subito dopo... Riaprý gli occhi investita dalla voce di Francois:
- "No no no Lul¨, non cosý! Ho detto passione! Lul¨, ricorda che Vanessa non vede Lauren da anni, qui si deve capire che Vanessa aveva avuto una storia d'amore con lei, e che ancora vive in lei quell'ardore per Lauren! Il pubblico crede che Vanessa sia eterosessuale solamente, invece ha avuto una storia d'amore con Lauren, una donna, bella e affascinante, devi baciarla come fosse il tuo fidanzato che parte per la guerra!"
Un tecnico esclam˛:
- "Se vuoi ti faccio vedere io come si fa!"
L'aria pesante che incombeva intorno a Lul¨ si deposit˛ tra le risate dello staff. Francois ribattÚ:
- "Eh no, amico, il regista sono io! Vieni qua, bella moracciona!"
E fece finta di andare verso Monique a braccia aperte: una risata fragorosa coinvolse tutti, poi il team si ricompose, Lul¨ torn˛ indietro, e il regista riprese:
- "Pronti? Azione!"
Lul¨ rientr˛ in scena e ripetÚ in modo perfetto ci˛ che aveva fatto prima, poi si avvicin˛ a Monique, le fiss˛ gli occhi e ripenso ai baci profondi che lei e Gerard, un suo vicino di casa, si erano scambiati qualche mese prima. I 12 secondi passarono, e Lul¨ baci˛ Monique.
Le labbra di chiusero, i loro corpi si unirono per un attimo che parve avesse rubato il trono all'eternitÓ; Lul¨ lasci˛ cadere le chiavi, ma non lo fece volontariamente: il suo corpo era come rapito dalla sensazione che quel sapore scaturiva in lei.
Alz˛ la mano, le accarezz˛ il collo, le prese la nuca e, strofinandole il seno contro, si avvicin˛ ancor di pi¨ a lei. Le lingue si intrecciarono, in un estasi di passione, mentre Monique le accarezz˛ la vita. Si staccarono qualche istante, poi tornarono nuovamente unite, con gli occhi chiusi, tra il silenzio irreale dei tecnici, si accarezzarono i capelli l'un l'altra, mentre le lingue si strofinavano dolcemente, e i corpi si inarcavano all'altezza del pube, i capezzoli irti sotto la camicetta di seta, e Lul¨ sentý calore salire da sotto la vita, sentý quella specie di fuoco che nasce da dentro e pare mangiarsi tutto il resto, facendoti tremare un poco le gambe.
Monique indietreggi˛ dolcemente, e Lul¨ la fiss˛, parve implorarla di restare, la segui con lo sguardo mentre usciva di scena. Poi, alz˛ la mano sinistra, raccolse con l'indice la poca saliva di Monique che ancora lambiva le sue labbra, e con la lingua la assapor˛ nuovamente, con lo sguardo perso verso la porta aperta.
Il team, prevalentemente maschile, rest˛ pietrificato, silenzioso; la maggior parte di loro aveva in corso un erezione. Lo stesso regista rest˛ con la bocca aperta ancora qualche istante a fissar Lul¨, poi si riprese e rischiarandosi la voce esclam˛:
- "Buona la seconda!"
Un microfonista allarg˛ le braccia e incominci˛ un lento applauso, gli altri tecnici lo seguirono, e il fragore risvegli˛ Lul¨ da quell'intorpidimento in cui il bacio l'aveva trascinata. Si guard˛ intorno, sorrise e accenn˛ qualche lieve inchino mentre si dirigeva allo spogliatoio. Francois le si avvicin˛, e disse:
- "Visto che non Ŕ stato poi cosi difficile? Forza ragazzi, tutti a casa ora, che domani si gira all'esterno! Mi raccomando, alle 6 in punto qui nel parcheggio! Buona serata Lul¨, a domani e complimenti, ottima interpretazione."
Lul¨ salut˛ con la mano e con un sorriso, poi entr˛ nello spogliatoio.
Si specchi˛ qualche istante, ancora stordita dalle sensazioni provate.
Si sedette sulla panchina di metallo, e sentý umido tra le gambe. Lei rest˛ li, ferma, mentre fuori dallo spogliatoio i tecnici uscivano frettolosi, tra risate, saluti, discorsi, commenti...
Finalmente la quiete e il silenzio riempirono il locale, e Lul¨ prese a spogliarsi lentamente. Slacci˛ la camicetta, tolse il reggiseno di pizzo nero, accarezzando i capezzoli ancora irti, poi abbass˛ la gonna grigia, e le mutandine. Le restarono addosso solo le scarpe con i tacchi a spillo, e si guard˛ qualche istante allo specchio, nuda.
Si piaceva. Il seno era piccolo e sodo, la vita sottile, le cosce lisce e l'inguine depilato. Gli occhi azzurro ghiaccio rimirarono l'immagine di quella giovane donna, bella e attraente.
Lul¨ indoss˛ le ciabatte e si diresse alle docce, portandosi dietro un accappatoio azzurro come i suoi occhi. Quando giunse apri la porta, trov˛ Monique, anch'essa nuda, con la testa rivolta verso l'alto, e lo spruzzo della doccia che si schiantava sul viso, mentre l'acqua scendeva accarezzandole il collo, insinuandosi tra i seni tondi, fermandosi per un attimo impalpabile nell'ombelico a incavo, per poi attraversare i peli neri e precipitare tra le cosce, fino a terra.
Lul¨ esit˛, Monique non sembr˛ essersi accorta della sua presenza. Lul¨ decise di entrare comunque, si sarebbe messa due docce pi¨ in lÓ.
Monique la sentý passare e i suoi occhi verdi si aprirono, la osservarono, senza dire una
parola. Lul¨ la oltrepass˛, lanciando uno sguardo labile con la coda dell'occhio; poi aprý l'acqua e si lasci˛ accarezzare per qualche istante, prima di girare il viso verso Monique: si guardarono negli occhi, mentre l'acqua scrosciava rumorosamente sulla ceramica. Restarono a fissarsi nude per diversi minuti. Poi Monique si avvicin˛ lentamente, protese il collo in avanti e, seria, sfior˛ le labbra bagnate di Lul¨ con un bacio.
Lul¨ rest˛ immobile ancora alcuni secondi, poi cedette e afferr˛ la nuca di Monique, questa volta senza indicazioni sceniche, senza tecnici, senza truccatori o microfonisti, solo loro due, la loro carne calda e bagnata, l'acqua che continuava a scorrere indifferente e il vapore bianco che le avvolgeva.
Le lingue si intrecciarono di nuovo, i corpi si unirono, i seni si schiacciarono tra loro, i capezzoli duri sfregarono, le mani corsero veloci, scivolando sui corpi bagnati, tra le pieghe dei glutei, tra le
cosce, tra i gemiti... sembr˛ non dovesse finire mai quell'elogio alla passione, quell'unione
carnale tanto scandalosa quanto seducente... poi, insieme, fremettero, le ginocchia si piegarono, e restarono abbracciate, sedute sulla ceramica, mentre ancora qualche guizzo di piacere le faceva sussultare, continuando ad accarezzarsi lentamente e vicendevolmente...
Si alzarono una mezz'ora dopo, senza proferir parola alcuna. Chiusero l'acqua, si asciugarono
osservandosi a vicenda e uscirono dalle docce.
Si vestirono in silenzio, sorridendo ogni tanto, maliziosamente, complici in quel gioco d'amore. Si truccarono appena e, una volta pronte, si diressero all'uscita. L'ascensore era giÓ li ad aspettarle: salirono, mentre continuavano a fissarsi e sorridersi.
Qualche istante prima che le porte si riaprissero, Lul¨ accarezz˛ la mano di Monique, e le sfior˛ le labbra con un bacio furtivo, come una coppia di innamorati mentre la madre Ŕ girata di spalle. Monique non sarebbe riapparsa nel film, e Lul¨ non aveva i suoi riferimenti. Ma, in cuor loro, sapevano di non volersi rivedere mai pi¨. Monique salý in auto e, mentre Lul¨ attendeva che partisse, abbass˛ il finestrino dicendo:
- "Au Revoir, Mon Amour!" lanciando un altro bacio.
- "Adieu, Mon Petit!" rispose Lul¨, sorridendo, e strizz˛ l'occhio.
Si lasciarono cosý, candidamente, come si erano incontrate.
Monique aveva un marito e un figlio.
Lul¨ una carriera da inseguire.
Ma entrambe avevano un ricordo, un'esperienza, dolce come il miele, calda come il sole.

12 ANNI DOPO

Lul¨ guard˛ Paul, suo marito, attore di Brooklyn, padre delle sue due stupende figlie. Ormai il suo nome appariva spesso sulle locandine appese fuori dai cinema, e il suo talento era stato coronato qualche giorno prima con un Oscar come miglior attrice protagonista.
Paul stava insegnano ad una delle sue figlie la divisione a due cifre:
- "Vedi tesoro? Ora riporti il 3..." alz˛ lo sguardo e vide Lul¨, le sorrise e le strizz˛ l'occhio; la bambina disse: - "PapÓ papa, ce l'ho fatta!"
- "Brava la mia piccolina! Brava Monique, fai vedere alla mamma!"
Lul¨ sorrise, accarezzandole la testa, poi si conged˛.
- "Amore, vado a fare una doccia, tieni d'occhio anche Samy"
"Monique. Monique." RipetÚ tra se e se, mentre l'acqua gli scivolava rapida sul corpo.
Si accarezz˛ il seno, il ventre, l'interno della coscia, e poi si lasci˛ sedere sulla ceramica, mentre dentro di se il fuoco della passione riprendeva a bruciare, immerso nel ricordo di una doccia di molti anni prima...

Monique attese che Jean dormisse. Suo marito era appena uscito per il turno di notte.
Guard˛ la lunga fila di videocassette sulla mensola sopra il televisore: erano i film in cui c'era Lul¨.
Prese "Quei tuoi occhi azzurri" e la infil˛ nel videoregistratore; mand˛ avanti il nastro, fino a che arriv˛ la scena dove Lul¨ si spogliava, mentre un giovane interpretato da Brad Pitt la osservava di nascosto. Sulla TV il corpo splendido e nudo di Lul¨ apriva l'acqua della doccia, si insaponava, e i riflessi, rosa del suo corpo e azzurri della ceramica, illuminarono il volto perso di Monique, mentre la sua mano scendeva, calma, quieta, sapiente, esperta, fino a giungere alla gonna e poi al pizzo ruvido delle mutandine.
- "Sei bellissima Lul¨, bellissima..."

Abulafio

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