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Racconto n° 869
Autore: Inside Susan Altri racconti di Inside Susan
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Timeline, i viaggiatori del tempo Remember, fantasmi dal passato. Il Sabba, notte di fuochi sul lago delle streghe. Oppium, la via della perdizione assoluta. La casa di Naamiin, il confine della luce. L'Equilibrio di Nash, la voce delle stelle Friends, amici come prima My Story, il coraggio di affrontare la verità Thunder, eco solenne d'un lampo africano. Madame, i segreti di una signora per bene.
 
 
Aqua
Dopo esserti accuratamente risciacquata dalla schiuma, e dalla fatica del viaggio, indugi come d'abitudine sotto lo scorrere dell'acqua, che hai voluto sempre più fresca, quasi fredda.
Cerchi il suo schiaffo che saprà rinvigorirti, scegli il getto più energico e te lo dirigi addosso, un brivido tra i capelli, sulla nuca, che ti scende lungo la schiena portando nuova vita alla tua pelle, ravvivando la corsa del sangue attraverso i tuoi arti.
Rigenerata, rinnovata, ti dedichi quella dolce premura che ami e che ti concedi solo quando, allontanato il logorio della vita, riprendi possesso di te. Quando ritorni padrona del tuo corpo e dei suoi miracoli, quando ti stendi nuda tra il velluto dei pensieri, e stai ad ascoltarli, ad ascoltarti, indulgente e morbida.
Con cura ti conduci lo spruzzo sul sesso, che trasale colto all'improvviso dalla brutalità dell'acqua, la cui carezza solo poco prima lo lambiva gentile.
Permetti che ti schiaffeggi le carni tenere e delicate, che penetri senza riguardo le labbra indifese; so che adori questo istante, in cui l'istinto di sottrarti lotta col desiderio di rimanere, in cui ti senti vittima e pure carnefice. Lo leggo sul tuo viso, l'espressione smarrita e insieme lasciva.
Acconsenti affinché l'acqua ti elargisca una frizione aggressiva, tormentosa, quasi dolorosa, eppure così attraente, che risorge alla vita, oltre alla tua buccia, anche il tuo frutto.
Ti lasci lusingare dal frugarti dentro del getto inclemente, come dita audaci che non sai né vuoi respingere; inafferrabile come uno spirito, un fantasma dai cui capricci non hai scampo, quel corpo mutevole e fluido ti sensibilizza pugnalandoti là dove sei così vulnerabile, facendo finalmente vacillare la tua proverbiale lucidità.
Sei costretta ad allungare la mano incerta e sorreggerti contro la parete, dal momento che le povere gambe tremanti, scosse da brividi, rifiutano di fornirti il consueto infallibile appoggio.
Ecco che la vista si spegne, la bocca bagnata si schiude, mentre tra i denti inciampa il respiro, che diviene sospiro, e impercettibile e sciolto mugolio.
La tua bellezza è indefinibile, non la bellezza banale a tutti nota, ma la tua privata e peculiare; la sensuale scompostezza dei tuoi capelli fradici e del tuo volto, rivelano come sei sotto la scorza spessa che tutti ti vogliono addosso, e che pure basta una carezza a far cadere.
Sotto la copiosa irrigazione, il sesso tutto si gonfia saturo, e si apre come inaspettatamente sbocciato ad opera di una precoce primavera.
Tra le increspature degli spruzzi e quelle delle tue labbra deliziosamente martoriate, si rincorrono colpose le tue sensazioni, sorprendentemente vive e dense, come fulmini scatenati dallo scontro di opposte masse d'aria.
Quando l'inclemenza è perpetrata a oltranza, e la perizia fattasi meccanica ed instancabile, incontra l'arrendevolezza della materia, è allora che i sensi rivelano la loro prodigiosa virtù; guadagnano il sopravvento sul corpo fattosi di pezza, marionetta accasciata, senza arbitrio né difesa, lo straziano con impietosi conati di voluttà, infliggendo l'ultimo feroce accanimento alle spoglie sconvolte.
Lo svanire della volontà, il tremore ingovernabile dei muscoli, l'assopirsi della lucidità, tutto cospira affinché anche il tuo piacere prenda vantaggio e si compia nella sua superba ferocia.
Il corpo percorso da caparbie ondate di delizia, gli occhi ti si spalancano innanzi al miracolo, mentre vieni magnifica, inesauribile veduta pirotecnica, che suscita, in te per prima, ma in me pure, una costernata meraviglia.
Quel piacere violento che ti ha travolto, ti lascia scossa e sbalordita, amabilmente lacerata e dilatata, a cercare di raccogliere il controllo ridotto in poltiglia, a brandelli sparso e gettato chissà dove. Mentre il benessere più profondo che tu abbia mai conosciuto ti scorre in corpo, pieno e veloce, fa splendere i tuoi occhi riavuti e ti allarga le labbra in un sorriso che conosco bene, pieno e incontenibile.
Così fulgida, chiudi il rubinetto e riponi il tubo, poi ti trascini ubriaca verso l'asciugamano. Ed io, ancora una volta incredula innanzi alla luce che l'orgasmo ha dato ai occhi, al tono che ha scaldato tuo incarnato, alla morbidezza che ha addolcito le tue labbra, non posso che osservarti di nascosto, della tua spontanea perfezione un po' invidiosa.

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