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Racconto n° 1164
Autore: Alemar Altri racconti di Alemar
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Una Storia, cronaca di un mistero irrisolto Whore, una strada senza ritorno nel mondo delle Escort di lusso. Confidence, le confessioni di una escort Perfidia, il desiderio oltre la ragione Rebel, una moglie al di sopra di ogni sospetto La collina dei ciliegi, trasgressioni inaspettate. Destiny, un incontro avvenuto per caso Il Diavolo e la Contessa, sogni fuori da ogni controllo Velvet, donne al di sopra di ogni sospetto. True lies, le vere bugie di una donna dalla doppia vita.
 
 
Pianoforte al lume di candela
A volte so sorprendermi da sola.

Penso che in fondo siano poche le persone con la capacità di stupire veramente, e io mi colloco con mio grande piacere, tra queste...

L'immodestia, grande peccato, ma non è questo in fondo, che ogni essere umano brama?

Mi sono insinuata come una ladra dentro questa casa che trasuda il suo odore, e mi sento felice. Sarò per lui la più grande sorpresa, l'avvenimento il cui ricordo, rimbalzerà come un'eco instancabile e perpetuo. Mi tolgo le scarpe come al solito e mi addentro con lentezza estenuante, so cosa cerco, so cosa voglio, non mi interessa altro in questa casa: voglio le corde della sua passione, voglio toccare il suo pianoforte, voglio sentire il suono dei tasti, e pensare che mille volte le sue mani sono state li, come a sfiorare il corpo di una bella donna...
Immaginerò una musica lenta e un frusciare di sottoveste che si muove su un corpo che balla e la mia ombra proiettata sul muro dalla luce di tante candele...
Oh si, musica per ballare, musica per sognare, musica per immaginare di fare l'amore, o meglio, di scoparti, si, scoparti fino a sentire male.
Non ho ancora capito perché quando sono con te o più semplicemente quando ti penso, risorge come svegliata da un lungo sonno, la mia parte più antica, più animale. Mi fai sentire vorace e insaziabile, straziata nell'anima dal mio stesso piacere bramato a lungo nelle notti come questa, in cui ti cerco tra le lenzuola del mio letto, madida di sudore e di calore tra le cosce, sempre più nervose e irrequiete, potrai prima saziarle e poi calmarle? Saprai giocare sulla differenza che corre tra il possedere una donna e amare una donna? Molti uomini si credono maestri in materia, ma il più delle volte lasciano la propria amante affamata e delusa.
Vorrei che tu fossi già qui, giocherei d'anticipo sul tuo stupore, nel vedermi incredulo a casa tua, spaventato, animale braccato nella tana.
Ma torniamo alla nostra sottoveste di seta, a cui potremmo attribuire il colore nero della notte e il gusto di un blues sull'orlo che sfiora appena la pelle, mi piacerebbe danzare per te, a piedi nudi, accaldata, ancheggiare sinuosa intorno a te, scoprirmi e poi coprirmi, per poi scoprirmi ancora.
Ti accompagnerei nell'aria inseguendo il tuo pensiero, mentre i tuoi occhi ingordi mi percorrono come un brivido caldo e non soffocato...

Siamo bravi noi due, vero? Ci ammazziamo di voglia ma non diciamo mai si...
Quanto siamo stupidi, in fondo, potremmo prenderci, sbatterci violentemente sul letto, godere come due animali sfregandoci i corpi, e invece no. Abbiamo il palato fine noi due, noi ci scopiamo per intero, con la testa, duellando tra il piacere di osare e l'attesa del contrattacco. Siamo malati e ingordi di noi stessi, drogati dalla capacità di stupire ancora e... ancora.
Intanto la sottoveste danza, prosegue il gioco del concedersi un po' alla volta, tu suoni me sdraiata sul tuo pianoforte, ad occhi chiusi, il pentagramma è fatto di pelle calda e che riscalda, le note le prendi direttamente dai brividi che mi dividono in due, tra ciò che sono e ciò che sarò dal prossimo istante in poi. Vibro di me, di te, di ciò che immagino e ciò che mi fai, vorrei che tutto questo non avesse fine, accetterei lo sfinimento dei sensi come la più dolce delle morti.
Mi riprendo dal mio sogno, guardo l'orologio, tra un'ora sarai qui meglio prepararsi, ho voglia di essere speciale questa sera. E ancora di più questa notte, sarà la mia notte, quella in cui chiederò a fate streghe e draghi di essere dalla mia parte. E ci saranno tutti, per il gusto dei tradimenti... il tradimento esiste solo dove c'è desiderio, e credo che qui ne alberghi molto.
Getto a terra la mia borsa, la apro e tiro fuori gli ingredienti alchemici: bagnoschiuma profumato, olio per il corpo, e tante profumate candele. Mi preparo al rituale del bagno, riempiendo la vasca di acqua calda che miscelata all'essenza di cuoio antico rievoca lontani e silenziosi piaceri; mi guardo nel grande specchio, mi ripasso come faresti tu, e mi trovo ancora una volta bella, bella per i tuoi occhi, per le tue mani, per la tua bocca così ben disegnata, che più di una volta ho trovato femminile, quasi quanto la mia.
E' bella la luce delle candele, sai? E' così piena, così gialla, così calda e invitante... Ti preparerò un percorso, così che tu possa trovare la strada che ti condurrà al piacere: una scia di candele che produrrà una penombra complice, preannunciando un desiderio che si è fatto strada per sette giorni, a cavallo tra gli ultimi mesi dell'anno, spingendoci a volerci ad ogni costo, malgrado tutto fosse contro di noi... aggiungendo complicità alla complicità; due esseri con un unico desiderio: incontrarsi, per chiudere un discorso cominciato senza volerlo.
Mi sento sazia di me, di ciò che sono, di come mi percepisco. Mi muovo lentamente, con fare sinuoso, leggo nel mio sguardo la fame di una pantera che è uscita a caccia in una notte di luna piena, di lei trionfano gli occhi grandi e spietati di chi vuole, ad ogni costo braccare.
Mi piace tutto questo, e anche se questa notte non verrà mai ripetuta, il profumo del suo ricordo trasparirà ad ogni luna piena, e sulla schiena rivivranno gli artigli taglienti di un immenso piacere che strazia i sensi.
Ritorno alla vasca, ora sono tutta per me, mi immergo nell'acqua e chiudo gli occhi concentrandomi solo sul mio respiro, lento e regolare. La sensazione di penombra non mi abbandona mai, piccoli gorgoglii d'acqua giocano tra le pieghe della pelle solleticando la voglia che si fa strada lungo le cosce, mi accarezzo piano, con le labbra socchiuse, mi amerei ora qui, subito, ma ti negherei il piacere di iniziarmi al gioco.
Che bella l'acqua, quale compagna perfetta può rivelarsi a sua misura, che piacere infinito regala, mi prende alle spalle come un fiume in piena, e subisco passiva la sua esondazione. Il vapore mi imperla la fronte e riscalda le mie guance; i seni emergono tra la schiuma come piccoli superstiti in mezzo al mare, dolci, e qui più dolci.
Mi rannicchio teneramente abbracciandomi alle ginocchia, e intanto il rumore metallico della chiave nella serratura mi anticipa il tuo rientro; ora calcolerò il passare del tempo immaginando il tuo sguardo stupito: qualcosa che assomiglia a tante candele profumate ti sussurra che la casa non è come l'avevi lasciata, ma questo non ti disturba affatto.
Con la schiena nuovamente appoggiata alla vasca raccolgo il rumore della tua giacca che si appoggia da qualche parte, i tuoi passi vanno verso la cucina, sento rumore di bottiglie: ti stai preparando qualcosa da bere... molto bene, hai deciso di giocare, hai raccolto la mia sfida....
Conosci già le regole, e ti adatti alla parte. Lentezza, calma, pazienza. I tuoi passi ora avanzano verso il bagno, segui il percorso che ti ho lasciato, inspiri a fondo il profumo di cannella che pervade la stanza e ti appoggi allo stipite della porta. Sorridi.

"Ciao Guendalina."

"Ciao tesoro."

"Vedo che ti stai divertendo... brava."

"Faccio del mio meglio."

Mi porgi il bicchiere di vino che ti sei preparato.

"Buono questo profumo.... accidenti quanto fa caldo qui..."

"Tesoro, non credi di essere troppo vestito?"

"E tu non credi di essere troppo svestita?"

"Non credo di stonare se rimango nuda in questa nuvola di schiuma."

Ti prendo il bicchiere dalle mani, sorseggio un po' di vino e te lo rendo. Grande il mio sorriso ora, tutto per te, come il resto. Ti passo la mano sul collo e ti costringo ad abbassarti, ti bacio piano, ti bacio come bacerei una donna. Ti rialzi, questa volta è il tuo sorriso ad essere grande, dandomi le spalle te ne vai. Per un attimo non capisco.

"Non seguirmi, rimani nella vasca."

Il tono della tua voce non ammette repliche. Sparisci al di là del percorso, inghiottito dalla penombra che ora non mi è più amica, trattengo il fiato cercando di capire che cosa intendi fare; poi una musica lenta si diffonde sopra il fumo delle candele e mi raggiunge sotto l'acqua. Ora so cosa vuoi, stai suonando per me, vero? Tu e il tuo pianoforte, e tra la musica, il mio nome.
Sento le note sulla pelle, come se fossero un tuo bacio bagnato di saliva tiepida, mi abbandono drogata dall'immagine di te che sfiorando i tasti, arrivi a me, all'animale che tenti di svegliare. Lo so che mi stai visualizzando, sento un codice nella musica, mi dice cosa devo fare, mi racconta i tuoi desideri, mi eccita da morire... Si tesoro, continua a suonare....
Dondolo adagio nella vasca, l'acqua diventa il miglior conduttore per questa danza sensuale che profuma di voglie tutte da raccontare.
Con le mani mi sfioro seguendo il tuo ritmo, tu con i tuoi tasti, io con il mio corpo: abbiamo deciso di non vederci, di sublimare il tutto ascoltandoci, rincorrendoci, attendendoci, per prenderci e poi lasciarci nuovamente andare per altri luoghi, sempre pronti ad afferrarci. La tua musica si fa più prepotente, e più suoni, più le mie mani corrono avide su tutto il corpo; è una convulsione ipnotica, non sono più carezze ora, ma avide dita che cercano, pretendono, afferrano. Mi inarco per raggiungermi meglio, mi tocco la schiena, mi voglio più di quanto potrebbe volermi un uomo: è una sete difficile da spegnere, mugolo come una gatta, mi sfioro e mi sfioro ancora, le mie mani sui miei seni, la tua musica che fa sudare, i capezzoli induriti ed eccitati implorano una bocca che li ricopra, una lingua che li uccida... si, suona ancora tesoro mio, trapassami ancora l'anima, scivolami addosso, fai che questo non mi basti mai... e ancora le mie mani sui miei fianchi, avide di peccato, sui miei glutei che troneggiano oltre la linea dei dorsali, e la mia vulva, che grida il tuo nome... le dita si intrufolano, vagano prima leggere cercando il percorso migliore, e poi affamate sprofondano nella carne che profuma di umori nascosti tra il sudore delle pieghe della pelle. Ansimo, non posso farne a meno, nei vapori dell'acqua respiro l'essenza del mio desiderio, di un fuoco che non voglio spegnere, sebbene mi bruci un poco ogni giorno. Lo so che mi senti, lo so che mi guidi, sei fottutamente bravo nel dirigere l'orchestra, si, tesoro mio, suona ancora, portami all'apice... e con la tua musica che punta dritto tra le cosce già conquistate dalla mia mano, mi muovo avanti e indietro, tormentando il clitoride che turgido e roseo fa capolino tra le labbra... un fiore, ricordi? E' giunta l'estate per quel fiore, dio quanto mi piace toccarmi, prendermi così, e la musica mi frusta mentre con l'attaccatura della mano sono arrivata ai riccioli neri sul monte di Venere, sto impazzendo, tu suona tesoro mio.
I miei movimenti sono ora più convulsi e scoordinati, l'eccitazione è tanta, le mie mani sembrano impazzite, come se non riconoscessero il mio corpo: forse questa notte sono davvero diversa... ma si, che sia ciò che deve essere.
L'acqua esce a getti ritmati dalla vasca, ad ogni affondo della mia mano è un piccolo schizzo sul pavimento, mi sento bruciare, continuo a frugarmi come una ladra, rubo un piacere che è solo mio, me ne sto con i piedi appoggiati al bordo della vasca, con le cosce spalancate e le dita di entrambe le mani che con grande collaborazione giocano tra l'apertura della vagina e quella dell'ano, come se in quel breve tratto di pelle fosse nascosta la divinità della lussuria, quel sottile piacere che non conosci ancora... L'orgasmo si fa sentire da lontano, ogni volta che l'indice tocca la parete interna è un passo in avanti verso l'estasi, e l'hai sentito vero tesoro? E' per questo che hai rallentato, vero? Sei un bastardo, e raccoglilo come complimento... non vuoi che goda da sola, ma bravo, sei affamato allora, va bene, rallentiamo. La musica ora ricama nell'aria satura del mio odore, strani ghirigori, come piccoli spiritelli che giocano a prendersi la coda, muoio dalla voglia di finirmi, perché dovrei aspettarti? Il gioco era mio... mi illudo, il gioco è nostro, è una musica scritta a quattro mani, ma anche qui ci sono le pause. Emergo dalle acque come una dea stanca, le gambe mi tremano. Raccolgo il tuo accappatoio che profuma ancora di te e me lo butto addosso. Tampono le gocce d'acqua che mi scivolano tra i seni, nello specchio vedo i miei occhi scuri iniettati di desiderio vivo nell'iride, e la mia bocca reclama vendetta... tu continui a suonare, la musica è ora più rilassata, più morbida, mi attende. Le mani cercano ancora una volta il pozzo del mio piacere lussurioso e ingordo, e lì trovano un nettare biancastro, opalescente, materia nobile. Le labbra sono ancora tumide, si lasciano profanare con fare arreso, si schiudono ancora una volta alle dita pretenziose, che raccolgono il frutto di quella battaglia. Un rivolo sottile percorre l'indice e il medio, lo guardo, e lo faccio sparire tra le labbra, mangiando vorace un succo che mi appartiene... mi piace il mio sapore, quel misto di dolce e salato si appiccica al palato, sulla lingua tra i denti, il gusto che ha un pre-orgasmo è difficilmente descrivibile: si sente che è buono, ma manca un ingrediente che presto arriverà. Getto a terra l'accappatoio e mi faccio scivolare addosso la sottoveste che mi hai regalato. Suona tesoro mio, fammi ancora sentire i brividi fin dentro le viscere, suona per me... e le note mi raggiungono sornione. Cammino tra le candele in punta di piedi, sfiorando con le mani le pareti del corridoio, ondeggio piano, volteggio e ballo, per me, per te, per il gusto del sesso che sento addosso. Ti raggiungo. Tu sei seduto al tuo pianoforte, ora siamo in tre.
Mi guardi in controluce, i capelli raccolti, le spalline sottili che ricadono sul braccio, la stoffa che rimane addosso grazie al seno teso e prepotente e ai capezzoli ancora una volta duri, che ti puntano come per accusarti, si, sei colpevole con me, di tutto il piacere che mi scorre nelle vene come fuoco liquido. Suona tesoro mio, suona ancora, dammi una musica su cui ballare, la penombra mi avvolge e mi sfiora, stretta nel suo abbraccio ti lascio immaginare i movimenti accennati delle mani che non si stancano mai di cercare altri angoli da assaggiare.... la mia voglia sale insieme alla tua musica, i tuoi occhi fanno l'amore con i miei, mi avvicino a te da dietro, ti cingo le spalle, ti sbottono piano la camicia e ti esploro mentre le tue dita viaggiano veloci sui tasti bianchi e neri. Appoggio il mio ventre alla tua schiena, ti costringo a ballare... sempre più difficile controllare la situazione. Ritorno a raschiare via dalla mia vulva che pulsa impazzita, tracce di umori vaginali che profumano di buono, ti strofino il dito sotto il naso ma a tradimento lo faccio scomparire nella mia bocca che non sembra trovare pace... avresti voluto assaggiarmi, vero? Lo farai, ogni cosa a suo tempo... mi provochi ancora con la tua musica che ora si fa sensuale, si tesoro, suona ancora per me... torno ad ondeggiare leggera, le note cancellano anche la più remota inibizione, e il blues mi si appiccica addosso come il tuo sguardo, che da i brividi. Mi avvicino al piano forte, lo costeggio senza smettere di danzare mezza nuda, sudata, calda e eccitata. Non ti perdi un sospiro, siamo simili tu ed io, si animale, balla con me... e lente ed estenuanti le dita accarezzano i tasti. Ti riprendo da sinistra, mi avvicino imprudente e decisa a sferzare l'attacco, ci faremo male? Forse, ma fa parte del gioco... gioca con me pianista sul mio oceano di emozioni sublimi, suona la tua musica ora, adesso... e sia.... tasti bianchi, tasti neri, occhi che ridono e tagliano il buio, sospiri, gemiti, gambe che ballano danze antiche, presagi di vita sopra le righe, piacere, solo piacere... suona ancora pianista, suona per me... ed io ancora lì per te, questa volta la mia schiena sul tuo piano, supina, mi do in offerta. Il freddo sulle spalle scoperte mi da i brividi, mi inarco, mi voglio... ti voglio.... mi sento in preda a spasmi incontrollabili, tutto intorno sembra girare vorticosamente... l'oblio mi sta trapassando come una lancia, devo reagire o le note mi sorprenderanno indifesa.
Mi sollevo adagio, quasi stanca, estenuata, sono davanti alla mia preda che ora attacca, decisa a non mollare, continui a suonare ma la tua faccia affonda tra le cosce e sparisce nell'abisso in cui non posso più vedere luce.
La tua lingua non mi risparmia, mi mordi, mi succhi, mi mangi. Ti prego, abbandona i tasti pianista, finiscimi, ti voglio completamente, consumami su questo altare, amami. E le tue dita lasciano adagio la tastiera, sostituite dai miei piedi che si appoggiano per trovare un sostegno di riparo per i colpi che mi infliggi. Ne esce un suono privo di armonia, un sussulto al tuo cuore, e poi le tue mani sui miei fianchi, mi stringono quasi a farmi male... si pianista, continua così, suona la mia voglia che ti esplode florida in bocca... ti stringo la testa tra le gambe che non possono più trattenersi, il clitoride esplode sotto i colpi ben piazzati della tua lingua. Ti vengo in bocca, gridando per piacere, per dolore, per il gusto di essere stata braccata nella tana del mio animale. Ansimo forte, non vedo niente, la fatica mi toglie la voglia di guardare. Ti immagino mentre mi guardi, stai sorridendo, le tue mani mi dicono che sorridi. Mi sollevi adagio, e mi fai sedere sulle tue gambe, mi tieni stretta con un braccio mentre l'altra mano si appoggia ancora una volta sui tasti inventando una specie di ninna nanna. "Riposa guerriero, la caccia non è finita."
Si, mio pianista, si, mio animale, si mia preda e mio cacciatore... e sia.
Un sorriso sfida l'angolo della bocca, l'occhio rimane socchiuso. La complicità amplifica i sensi che si riconoscono ammiccando... come la prima volta, ricordi? Tutto è già scritto, stiamo solo colorando i dettagli...

Va bene pianista, torniamo a caccia...

Alemar

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